{"id":3890,"date":"2025-08-22T19:43:54","date_gmt":"2025-08-22T17:43:54","guid":{"rendered":"https:\/\/www.assotuscania.it\/?p=3890"},"modified":"2025-08-22T19:43:54","modified_gmt":"2025-08-22T17:43:54","slug":"sotto-il-sole-di-agosto-apriamo-gli-occhi-sulla-speculazione-energetica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.assotuscania.it\/?p=3890","title":{"rendered":"Sotto il sole di agosto, apriamo gli occhi sulla speculazione energetica"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Oltre all\u2019avanzare della speculazione energetica, ci sentiamo sconfortati dall\u2019avanzare delle brutture. Rischiamo di cedere allo sconforto e di accontentarci della polvere. \u00c8 un sentimento che molti di noi condividono: vedere i paesaggi che amiamo feriti, le campagne cementificate, la bellezza sostituita dall\u2019utile immediato. Eppure, \u00e8 proprio da questo scoraggiamento che pu\u00f2 nascere la forza per reagire. Non siamo condannati alla rassegnazione: possiamo informarci, possiamo unire le voci, possiamo agire.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Questo articolo vuole essere un invito a <strong>non abbassare lo sguardo<\/strong>. A non considerare inevitabile ci\u00f2 che inevitabile non \u00e8. Perch\u00e9 la terra non ci appartiene: l\u2019abbiamo solo in prestito, e difenderla significa difendere il nostro futuro e quello delle generazioni che verranno.<\/em><\/p>\n\n\n\n<!--more-->\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In queste settimane d\u2019estate, mentre il paesaggio brucia di luce e di calore, rischiamo di non accorgerci che un\u2019altra fiamma sta divampando, silenziosa: quella della speculazione energetica.<br><br>Il dottor Fabrizio Quaranta, agronomo ed ex primo ricercatore dell\u2019Istituto Sperimentale per la Cerealicoltura (oggi CREA), ha lanciato un appello accorato sul Gruppo d\u2019Intervento Giuridico (http:\/\/bit.ly\/41Oqn1A): \u00e8 ora di aprire gli occhi. Dietro l\u2019etichetta del \u201cverde\u201d e della \u201ctransizione ecologica\u201d si nasconde infatti un gigantesco assalto ai territori, il pi\u00f9 grande della storia italiana, orchestrato da multinazionali e fondi finanziari a caccia di incentivi miliardari.<br><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>I numeri che non ci raccontano<\/strong><\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>Oltre 400 miliardi di euro di incentivi pubblici (2010\u20132030) sono stati destinati agli impianti industriali eolici e fotovoltaici. Una cifra pari al 13% del debito pubblico italiano e a venti manovre finanziarie.\u00a0<\/li>\n\n\n\n<li>20.000 ettari di suolo agricolo gi\u00e0 consumati, raddoppiati in un solo anno: campi fertili, colline, paesaggi rurali trasformati in distese di pannelli o in cantieri per torri eoliche alte 200 metri.\u00a0<\/li>\n\n\n\n<li>6.133 richieste di nuovi impianti presentate a Terna al luglio 2025, per una potenza complessiva di 336 GW (quattro volte l\u2019obiettivo europeo al 2030).\u00a0<\/li>\n\n\n\n<li>L\u2019Italia incide solo per lo 0,71% delle emissioni globali di CO\u2082: anche azzerando tutta la produzione elettrica da fossili, la riduzione sarebbe dello 0,15%, irrilevante a livello mondiale.\u00a0<\/li>\n\n\n\n<li>Intanto, la Cina ha emesso nel 2023 16.000 milioni di tonnellate di CO\u2082, il 30% del totale mondiale, con valori in crescita del +411% dal 1990.<\/li>\n\n\n\n<li>Eppure, mentre altri Paesi aumentano le emissioni, da noi si sacrifica il paesaggio, l\u2019agricoltura e la coesione sociale per un beneficio climatico inesistente.<br><br><br><strong>L\u2019impatto nascosto<br><\/strong><br>Quaranta parla senza mezzi termini di una \u201ctragedia ambientale ipocritamente mascherata di verde\u201d.\u00a0<br>Gli effetti documentati sono pesanti:<br>&#8211; Consumo irreversibile di suolo agricolo e paesaggistico.\u00a0<\/li>\n\n\n\n<li>Colate di cemento: circa 5.000 tonnellate per ogni base di turbina eolica, con 200 tonnellate di acciaio.\u00a0<\/li>\n\n\n\n<li>Perdita di biodiversit\u00e0: strage di insetti impollinatori e di avifauna, danni a flora e fauna terrestre e marina.\u00a0<\/li>\n\n\n\n<li>Rischi idrogeologici: nuove frane, aumento delle cosiddette \u201cbombe d\u2019acqua\u201d in cresta a causa della presenza di aerogeneratori.\u00a0<\/li>\n\n\n\n<li>Microplastiche e inquinanti: ogni pala eolica rilascia fino a 150 kg di PFAS all\u2019anno; ogni turbina contiene centinaia di litri di lubrificanti petrolchimici.\u00a0<\/li>\n\n\n\n<li>Danni economici e sociali: svalutazione degli immobili vicini, perdita di attrattivit\u00e0 turistica, conflitti nelle comunit\u00e0 locali, spopolamento delle aree interne.<br><br><strong>Una strategia fallimentare<br><\/strong><br>Nonostante i sacrifici, i risultati energetici sono minimi:<br><br><\/li>\n\n\n\n<li>L\u2019Italia dipende ancora per l\u201980% da fonti fossili nei consumi complessivi.\u00a0<\/li>\n\n\n\n<li>Eolico e fotovoltaico coprono appena il 4% dei consumi finali di energia.\u00a0<\/li>\n\n\n\n<li>La produzione \u00e8 intermittente: non sostituisce le centrali tradizionali ma le affianca, costringendo a nuove centrali a gas e a costi di rete crescenti.\u00a0<\/li>\n\n\n\n<li>Il paradosso: le bollette aumentano, il debito pubblico cresce, mentre le multinazionali incassano utili sicuri.<br><br><br><strong>Cosa succede a fine vita degli impianti?<br><\/strong><br>Un punto quasi mai affrontato \u00e8 quello della dismissione.<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>Gli impianti hanno una durata prevista di 20\u201330 anni.\u00a0<\/li>\n\n\n\n<li>Spesso le fideiussioni a garanzia dello smantellamento sono assenti o insufficienti: in molti casi ci sono solo promesse \u201ca parole\u201d.\u00a0<\/li>\n\n\n\n<li>Le basi in cemento armato (migliaia di tonnellate) restano nel terreno: al massimo si scalfisce un metro, ma il suolo fertile dei primi centimetri non torna mai pi\u00f9.\u00a0<\/li>\n\n\n\n<li>Il ripristino \u201cidentico\u201d dello stato preesistente \u00e8 praticamente impossibile: i processi naturali di formazione del terreno richiedono secoli.\u00a0<\/li>\n\n\n\n<li>Il rischio reale \u00e8 che, come i capannoni industriali degli anni \u201970, i siti dismessi restino cattedrali vuote e inutilizzabili, lasciando dietro di s\u00e9 paesaggi compromessi e costi ambientali perenni.<br><br>Un\u2019eredit\u00e0 pesante che ricadr\u00e0 sulle comunit\u00e0 locali e sulle generazioni future.<br><br><strong>Esistono alternative concrete<br><\/strong><br>Eppure una via diversa esiste, e ce lo ricordano da anni gli studi ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale):<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>100.000 ettari di tetti civili e capannoni industriali potrebbero ospitare da soli tra 70 e 90 GW di potenza fotovoltaica, gi\u00e0 sufficienti a centrare l\u2019obiettivo europeo 2030 (Fonte: ISPRA \u2013 Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici, Report n. 37\/2023).\u00a0<\/li>\n\n\n\n<li>A queste superfici si aggiungono 800.000 ettari di aree dismesse o gi\u00e0 impermeabilizzate (cave, aree industriali abbandonate, parcheggi, aree logistiche), censite dall\u2019ISPRA come perfettamente idonee a ospitare nuovi impianti senza ulteriore consumo di suolo agricolo (Fonte: Ecoscienza 2023, n. 2).\u00a0<\/li>\n\n\n\n<li>Puntare su Comunit\u00e0 Energetiche Rinnovabili significa produrre energia vicino al consumo, abbattere davvero le bollette, creare lavoro per piccole e medie imprese locali.<br><br>Non \u00e8 utopia: \u00e8 una scelta politica ed economica che metterebbe al centro le persone e i territori, invece dei fondi speculativi.<br><br><br><strong>Cosa possiamo fare noi<\/strong><br><br>Come cittadini, non possiamo restare indifferenti. Il paesaggio, l\u2019agricoltura, la cultura non sono risorse infinite: la terra non ci appartiene, l\u2019abbiamo solo in prestito.<br><br><strong>Per questo:<br><\/strong><br>1. Firmiamo la petizione https:\/\/www.change.org\/p\/si-all-energia-rinnovabile-no-alla-speculazione-energetica\u00a0<br>2. Informiamoci e informiamo: non accettiamo passivamente la propaganda.\u00a0<br>3. Uniti dal basso, sosteniamo le battaglie civili e legali per difendere i nostri territori.<br><br><\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Serve uno sguardo sistemico: ogni scelta energetica va letta nella rete della vita, non solo come questione tecnica, ma come intreccio di ecosistemi, comunit\u00e0, cultura.<br><br><strong>Non lasciamo che il \u201csaccheggio verde\u201d trasformi le nostre campagne, le nostre colline, i nostri orizzonti in anonime periferie industriali. Difendere la terra \u00e8 difendere noi stessi, la nostra identit\u00e0 e il futuro delle generazioni che verranno.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<div data-wp-interactive=\"core\/file\" class=\"wp-block-file\"><object data-wp-bind--hidden=\"!state.hasPdfPreview\" hidden class=\"wp-block-file__embed\" data=\"https:\/\/www.assotuscania.it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/articolo_speculazione_energetica-Agosto-2025.pdf\" type=\"application\/pdf\" style=\"width:100%;height:600px\" aria-label=\"Incorporamento di articolo_speculazione_energetica - Agosto 2025.\"><\/object><a id=\"wp-block-file--media-fd61df57-c30b-4d20-bfbb-3feaa8f82ae1\" href=\"https:\/\/www.assotuscania.it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/articolo_speculazione_energetica-Agosto-2025.pdf\">articolo_speculazione_energetica &#8211; Agosto 2025<\/a><a href=\"https:\/\/www.assotuscania.it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/articolo_speculazione_energetica-Agosto-2025.pdf\" class=\"wp-block-file__button wp-element-button\" download aria-describedby=\"wp-block-file--media-fd61df57-c30b-4d20-bfbb-3feaa8f82ae1\">Download<\/a><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Oltre all\u2019avanzare della speculazione energetica, ci sentiamo sconfortati dall\u2019avanzare delle brutture. 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