Tuscania come laboratorio vivente: il territorio pensato insieme

Il Modulo 10 della Scuola di Formazione per Amministratori Pubblici Locali ha portato al centro dell’aula qualcosa di prezioso: il territorio stesso.
Tuscania è diventata un vero laboratorio vivente, dove cittadini e amministratori hanno sperimentato cosa significa leggere un luogo con sguardo nuovo e costruire insieme idee, ipotesi e traiettorie possibili.

Guidato da Francesco Caponetti, il laboratorio ha segnato il passaggio decisivo dalla teoria alla pratica: dal “parlare di” territorio a capire come progettarlo con le mani, attraverso un esercizio partecipativo fondato su analisi, confronto e immaginazione collettiva.

Un territorio da rileggere, insieme

Partendo dal principio — richiamato nei moduli precedenti dal Prof. Limone — del territorio come “contenitore fisico delle attività sociali ed economiche”, il gruppo ha lavorato su:

  • temi e aree di interesse;
  • risorse attuali e potenzialità inespresse;
  • rischi e opportunità future;
  • identità e vocazione del contesto.

L’obiettivo: far emergere una lettura condivisa di valore, unicità e genius loci, riconoscendo il ruolo attivo della comunità.

Dal basso verso l’alto: co-progettare, insieme

La metodologia bottom-up proposta da Caponetti ha chiamato in causa saperi locali, percezioni, esperienze quotidiane: tutto ciò che spesso non compare nei documenti ufficiali, ma che costituisce il cuore della vita comunitaria.
Attraverso strumenti come la SWOT territoriale, la raccolta dati site-specific e il brainstorming guidato, il gruppo ha iniziato a costruire alcune prime piste progettuali.

Un dialogo fra teorie e pratiche

Il laboratorio ha intrecciato:

  • la visione delle Terre Marginali, centrata sull’umanesimo territoriale e sulle periferie come risorse;
  • il modello delle 3T di Richard Florida (Talento, Tecnologia, Tolleranza), legato ai processi di innovazione e creatività urbana;
  • i principi del Design Thinking, dal problem framing alla prototipazione.

Tre prospettive diverse, che insieme offrono un modo nuovo di pensare lo sviluppo locale: sostenibile, creativo, inclusivo.

Il contributo della ricerca: il bene culturale come attore attivo

Un momento significativo del modulo è stato il contributo della dottoranda Benedetta Lui, che ha presentato la sua ricerca sulla gestione dei beni culturali come processi socio-materiali.
Il bene culturale — quando cambia stato, diventa visibile o entra in movimento — attiva relazioni, tensioni, immaginari e potenzialità di collaborazione.
Una lente preziosa per comprendere il ruolo del patrimonio nella co-progettazione del territorio.

Il Modulo 10 chiude il percorso formativo inaugurando una prospettiva nuova: quella di un territorio che non si studia soltanto, ma si pensa, si interpreta e si immagina insieme.

Tutti i materiali del modulo sono disponibili in download in questa pagina

Prossimo appuntamento: 5 dicembre — incontro conclusivo e auguri di fine percorso.